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L’EMBRIONE IN NOI di Kavi Gemin – Associazione MU – Cranio Sacral Training

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L’EMBRIONE IN NOI di Kavi Gemin

 

L’EMBRIONE IN NOI

Kavi Gemin

Quando Miriam mi chiese una seduta, soffriva di una feroce lombalgia.

Aveva già provato vari rimedi ma niente sembrava darle sollievo stavolta.

Giunse da me in uno stato di alta irritabilità, forte dolore e un senso d’impotenza e sopraffazione. Nonostante la difficoltà, il suo spirito era forte ed era determinata a ricevere sostegno.

Al colloquio iniziale, Miriam riportava una storia di problemi alla schiena, legati a una scoliosi importante, che ha molto influenzato la sua vita dall’infanzia all’adolescenza.

Un lungo percorso di trattamenti, busti, ingessature, immobilità, impedimenti, dolorosi sia a livello fisico che psicologico.

“Erano anni che non sentivo tanto dolore, come in questo periodo”, era stata la sua frase di apertura al nostro incontro.

Quando le chiesi cosa aveva fatto fin ora per gestire il dolore, mi raccontò dei vari tipi di trattamento, medicinali e attività intraprese, anche dolorose, nel tentativo di risolvere o perlomeno attenuare i sintomi, ma senza successo.

Dopo una breve introduzione al metodo biodinamico ranio sacrale, l’ho invitata a sdraiarsi sul lettino, scegliendo una posizione antalgica, o perlomeno tollerabile. Miriam si posizionò prona, supportata da cuscini, mentre io mi misi seduto al lato occupandomi del mio stato di neutralità e centratura.

Sentivo dentro di me la spinta a voler aiutare un sistema così sofferente. La mente cercava, tra le mie conoscenze di anatomia e biomeccanica, possibili manovre per offrire una soluzione a questo circolo vizioso di dolore.

Ma qualcosa da questo corpo trasmetteva un forte messaggio, e più mi assestavo nel diventare uno strumento della marea, più diventava evidente che questo corpo era estremamente provato, non solo dalla condizione dolorosa, ma anche dalle informazioni e dalle manovre che aveva ricevuto per essere aiutato.

Era come se fossi seduto accanto a un generatore che emanava una vibrazione rumorosa e tremante. In pratica un sistema sopraffatto, carico e nel caos.

 

La sofferenza e il senso di essere sovraccarico erano evidenti, il corpo di Miriam aveva subito tanti vettori di forza, azioni e manipolazioni.

Come operatore ho avuto un punto di consapevolezza: “non avrei aggiunto le mie intenzioni, per quanto positive, all’interno di questo sistema. Non avrei aggiunto nemmeno un tocco fino a che non fosse richiesto da questo corpo martoriato. Avrei atteso, disponibile, aperto, che mi fosse chiesto un contatto, che la richiesta giungesse dal corpo, da qualcosa che fosse più animico, vivente, in contatto con la volontà del paziente, e con la capacità di ascolto dell’operatore.

Avrei atteso fino a che la marea avesse deciso che la cosa giusta da fare era accettare la mia presenza e usare la mia conoscenza per il beneficio della persona.

 

Passarono momenti infiniti, nei quali il mio orientamento verso la neutralità e l’assestamento del mio sistema erano il mio obiettivo principale. Gradualmente sentivo il sistema della cliente assestarsi, la vibrazione diminuire, e il suo respiro che si approfondiva.

E quindi, cominciammo a negoziare un contatto al sacro.

La mia intenzione in questa fase di seduta era esclusivamente creare un’esperienza in cui un contatto di sostegno non fosse invasivo, doloroso e soprattutto fosse nella zona scelta e sotto il controllo della cliente.

Il mio pensiero era: “Questo povero corpo ha ricevuto così tanto contatto senza rispettare i tempi, le modalità, le scelte della persona. Non voglio contribuire a quell’esperienza. Se anche solo riusciamo a stabilire un tocco che sia accettato e rispettoso per lei, la neurobiologia della persona potrà fare un’esperienza interpersonale nuova e benefica. Quella sarà per me l’esperienza sufficiente per oggi.

Mai avrei pensato che quel contatto al sacro sarebbe stato l’inizio di un viaggio nella dimensione prenatale di Miriam.

 

Questo estratto di una seduta, cerca di descrivere i passi che l’operatore di biodinamica attraversa per sincronizzarsi con l’intelligenza della marea.

È imperativo che la mente e i desideri personali si acquietino per potersi aprire alla percezione dei fenomeni naturali che avvengono nel sistema del cliente.

 

Il primo passo fondamentale è quello di lasciare andare l’idea di cambiare qualcosa e aprirsi a una paziente osservazione, attendendo che qualcosa cambi nella fisiologia e che si manifesti una tendenza verso un’unità, un assestamento, un ritorno dell’orientamento verso l’intero.

Come un animale selvatico, il corpo dei fluidi si ritira dalla percezione efferente, contraendosi e cambiando schema di movimento.

Quando invece l’osservatore apre il campo a una percezione afferente, il corpo dei fluidi si espande e si assesta, la sua motilità riflette la coerenza delle sue funzioni metaboliche.

 

Utilizzando una modalità di percezione puramente afferente, si crea quel campo di accoglienza che permette al sistema di assestarsi, orientarsi verso sé stesso e ricollegarsi all’insieme.

 

Dopo aver stabilito un contatto che potesse essere accolto dal sistema di Miriam ci siamo assestati, la mia attenzione era rivolta a tutto il corpo, dando il tempo affinché il sistema si riconoscesse nella sua unità.

Gradualmente le attività del suo sistema nervoso si affievolivano e Miriam cominciava a sentirsi più a suo agio e meno innervosita e disturbata dal dolore.

Ci volle del tempo prima che si potesse percepire un assestamento, e durante questo periodo di transizione, il corpo di Miriam sembrava un agglomerato di parti in ebollizione.

Restando in ascolto neutro, quella percezione cominciò a formare dentro di me un’immagine. Come letteralmente portata avanti da “dietro il sipario” della mia coscienza, l’impressione di una morula fluttuante in un campo di fluidi cominciò a prendere forma.

L’immagine e la percezione erano cosi nitide che decisi di chiedere alla cliente come si sentisse. Con mio stupore e meraviglia, la sua risposta fu: “Mi sento più rilassata, ma ho questa strana sensazione, come se fossi fatta di tante bollicine e stessi galleggiando”.

È sempre un’esperienza un po’ mistica quando l’operatore e il cliente condividono intimamente e in modo così corrispondente, una percezione.

 

Con un senso di serenità nel petto mantenni l’orientamento verso l’insieme, mentre il mio campo percettivo si apriva gradualmente verso l’orizzonte.

Il sistema di Miriam continuava ad espandersi e assestarsi, fino a che l’impressione della morula, come un percorso a ritroso nel tempo, divenne la forma di un ovocita.

Quasi contemporaneamente Miriam mi riportò: “Adesso mi sento un tutt’uno, le bollicine non ci sono più e io mi sento intera, morbida e calma, come una sfera”.

Alla mia percezione, l’intera stanza si era acquietata lasciando un silenzio profondo, in cui il corpo dei fluidi di Miriam manifestava, nella sua unità, l’immagine dello zigote (l’ovulo fecondato), simbolo dinamico e vivente di unità e vita.

 

La Biodinamicaranio sacrale studia l’embriologia come fenomeno vivente.

Non si tratta di imparare i nomi delle parti anatomiche che compongono l’embrione, o di memorizzare fasi di sviluppo e varie strutture.

L’embrione è un costante divenire, il corpo in formazione si trasforma, cresce, si plasma. Elementi sono costruiti e poi cambiano evolvendosi in forme diverse momento per momento. L’operatore impara a riconoscere e rispettare il processo in costante evoluzione, visibile e percepibile nella formazione dell’embrione.

Durante il percorso di studio, nella formazione biodinamica, l’operatore lascia che le immagini dello sviluppo embrionale si depositino “dietro il sipario” (Sutherland) della mente, disponibili a emergere quando il piano di trattamento comincerà a rendersi visibile.

Le competenze dell’operatore, comprese le immagini anatomiche, embrionali e fisiologiche, saranno risvegliate dall’azione della marea, coerentemente con l’esperienza percettiva dell’operatore.

Nel caso della seduta descritta, il processo di assestamento e ritorno al senso di unità replicava, in un percorso all’indietro, il ritorno verso l’unità dell’ovulo unicellulare, passando attraverso la fase della morula.

Il cliente non è necessariamente consapevole del parallelo tra l’esperienza presente e le forze di sviluppo embrionale, ma l’operatore esperto riconosce questo fenomeno, che la marea estrae da “dietro il sipario” della coscienza dell’operatore, per informare il processo terapeutico.

 

Lo stato di unità e quiete durò a lungo, aprendo uno spazio in cui il sistema di Miriam potesse approfondire l’assestamento. Lo stato di quiete permetteva di “cancellare” il rumore di sottofondo, le turbolenze del sistema nervoso, riportando uno stato di maggiore integrità e unificazione.

 

In quell’integrità riconquistata, la mano sul sacro percepiva l’insieme, l’unità del corpo fluidico di Miriam, fino a che si cominciò a manifestare gradualmente la chiara percezione di un’organizzazione orizzontale. Il corpo unitario di Miriam cominciava a manifestarsi come un campo omogeneo che gradualmente cominciò a differenziarsi in diversi livelli, permettendo l’emergere dell’immagine dei tre foglietti embrionali, (endoderma, mesoderma, ectoderma). La consistenza del sistema cominciava a cambiare, si poteva percepire la differenza tra fluidi e tessuti e ancora tra tessuti superficiali e profondi.

Al contatto della mano al sacro, sentivo le potenze organizzarsi in una forza longitudinale che cominciò a svilupparsi verso la testa.

L’immagine della linea primitiva emerse naturalmente, procedendo avanti nel tempo, fino a rendere evidente lo sviluppo della notocorda lungo la linea mediana di Miriam.

Mentre i processi di crescita e sviluppo della notocorda continuavano a svolgersi spontaneamente alla mia percezione, Miriam cominciò a riportare la sensazione della colonna vertebrale che si stirava, con movimenti a spirale intorno alla linea mediana, e un senso di allungamento e spazio longitudinale lungo la schiena.

Il suo corpo conquistava spazio lungo la struttura assiale e Miriam manifestava questo sia verbalmente che attraverso una respirazione più profonda ed espansa.

 

Come operatore sono grato e meravigliato dalla precisione del piano di trattamento. Se come operatori non interferiamo con le nostre preferenze e idee tecniche su come deve svolgersi un particolare processo, si apre uno spazio di accettazione e ascolto che permette alle potenze del respiro vitale di agire guidate da un progetto universale. Lo stesso progetto che ha orchestrato la formazione dell’individuo, dal periodo embrionale al momento presente.

Attraverso un contatto afferente, la fisiologia del cliente si rende disponibile, orientandosi verso quei movimenti che riflettono lo sviluppo embrionale secondo il progetto della matrice originaria.

Nel caso di Miriam questo implicò il recupero delle potenze generatrici della linea mediana, la linea primitiva, lo sviluppo della notocorda, e la conseguente formazione del corpo vertebrale e dei dischi intervertebrali, nuovamente informati dalle potenze del respiro vitale.

 

Miriam cominciò a respirare più profondamente, riportando un senso di allungamento, più spazio e sollievo.

Una sensazione di calore uniforme e profondo cominciò a espandersi in tutto il corpo. Sentiva la colonna vertebrale lubrificata, ammorbidita, presente.

Alla mia percezione il processo di sviluppo della colonna vertebrale avveniva all’interno di un campo fluido unitario, e l’espansione longitudinale cominciò a manifestarsi con fluttuazioni longitudinali che gradualmente si organizzarono in un ritmo ciclico.

La marea fluida cominciò a esprimersi con il suo tipico movimento di inspirazione e espirazione.

Attesi alcuni cicli e notando che il sistema era in grado di mantenere l’espressione della respirazione primaria, decisi insieme a Miriam il momento in cui togliere il contatto.

 

La presenza di una fluttuazione longitudinale coerente e costante lungo la linea mediana del corpo, è un segno che le potenze del respiro vitale si sono accumulate e organizzate. La capacità di esprimere tali fluttuazioni non è solo indice di un movimento fisiologico, ma rappresenta la manifestazione odierna, di quelle forze organizzatrici che hanno formato il nostro sistema nervoso centrale, e lo spazio liquorale, nonché il fulcro di riferimento per l’intero sistema di tessuti e fluidi.

Quel movimento è l’impronta di quelle forze generatrici che hanno guidato lo sviluppo embrionale dal momento della fecondazione in poi.

Il sistema di Miriam ha svolto un percorso a ritroso che gli ha permesso di ricollegarsi alle potenze generatrici, riparatrici e mantenitrici, presenti al momento della fecondazione, per poi riportare l’esperienza di contatto con tali forze fino al momento presente. Come se, in tal modo, avesse ricreato un ponte di continuità temporale, recuperando il contatto con il progetto originario che sottende allo sviluppo della colonna vertebrale.

 

Al termine della seduta, ho proposto a Miriam semplici esercizi di consapevolezza sulla postura e sulla deambulazione. Le ho anche suggerito di prendere un po’ di riposo e attendere prima di fare qualsiasi ulteriore trattamento. Miriam mi guardò sorridendo e disse: “Mi voglio fermare con i trattamenti. Voglio dare fiducia a quello che ho sentito durante la seduta, e voglio vedere che risultati darà se permetto al corpo di integrare e utilizzare quello che è successo oggi”.

 

Due giorni dopo Miriam ha ripreso il lavoro di ufficio part time. Nelle due settimane successive mi riporta che il dolore è quasi completamente scomparso, che si sente più mobile e flessibile, e che ha ripreso le normali attività della vita quotidiana.

Forse era solo una questione di tempo, forse la fase acuta era giunta a conclusione.

Personalmente non baso il risultato positivo della seduta dal miglioramento dei sintomi, ma l’esperienza percettiva condivisa con la cliente era innegabile.

La percezione delle forze vitali che hanno sostenuto la crescita dell’individuo per tutta la vita, e che sono sempre presenti, pronte a manifestarsi quando riusciamo ad ascoltare, lascia con una meraviglia per la vita.

È per me sempre un privilegio osservare l’intelligenza della natura che si apre all’anima di chi vuole ascoltare.

 

 

Kavi Gemin è direttore dell’International Institute of Craniosacral Balancing (Svizzera), osteopata, istruttore di Biodinamica Craniosacrale, operatore Somatic Experiencing, coach.

 

Insieme a Bhadrena C. Tschumi condurrà il seminario:

 

Biodinamica nell’embriologia

 

 

 

 

 

Il processo del divenire umano

L’applicazione pratica della percezione delle dinamiche embrionali nelle sedute di cranio sacrale.

 

Lucca, 26 – 30 settembre 2018

 

Early bird sconto per iscrizioni entro 30 maggio.

 

Le ore sono riconosciute come formazione continua, oltre che dalle Scuole promotrici, da:

–       ACSI (Associazione Craniosacrale Italia)

–       Olocounseling (Associazione Professionale Counselor e Operatori Olistici).

 

 

 

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 (Image credit: Wei Hsu and Shang-Yi Chiu)

 


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