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Disciplina Craniosacrale e Consapevolezza Mindfulness di Chiara Zanchetta – Associazione MU – Cranio Sacral Training

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Disciplina Craniosacrale e Consapevolezza Mindfulness di Chiara Zanchetta

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DISCIPLINA CRANIOSACRALE E CONSAPEVOLEZZA MINDFULNESS

di Chiara Zanchetta

 

La disciplina Craniosacrale (CS) è una forma di lavoro sul corpo che promuove la riconnessione con le risorse profonde del corpo-mente-spirito (con il termine “spirito” intendiamo un aspetto universale che si connette con una forma fisica specifica, animata di consapevolezza) attraverso un contatto manuale dolce e non invasivo da parte del facilitatore, al fine di accompagnare e sostenere il processo verso un nuovo livello di benessere.

La Mindfulness è uno stato particolare di consapevolezza, di attenzione, di presenza mentale, che permette di stare in contatto con l’esperienza del momento, così come accade, nel suo stato naturale, senza interferire.

Le tecniche per lo sviluppo della consapevolezza Mindfulness vengono apprese tramite un percorso esperienziale che integra contributi derivanti da studi d’avanguardia sulla relazione mente-corpo, da modelli di sviluppo della consapevolezza e pratiche tradizionali di meditazione (in particolare la Vipassana) e di consapevolezza corporea (es. esercizi tratti dallo Yoga). La pratica di queste tecniche permette una “rieducazione” del processo attentivo e percettivo, permettendo lo sviluppo di uno stato di presenza che favorisce una relazione più intima e profonda con le nostre esperienze, con particolare attenzione a quelle dolorose e/o stressanti che condizionano la nostra vita. A partire da una riconnessione profonda con il proprio corpo, con il proprio cuore, con la propria mente, la Mindfulness permette di migliorare la capacità di regolare le proprie emozioni, di sviluppare una relazione più empatica e meno giudicante con se stessi e con gli altri, di promuovere un senso di maggiore fiducia in sé, di allentare la presa dei pensieri assillanti, di contattare le risorse profonde. Il potere terapeutico e liberatorio di questo stato di presenza é sempre più al centro dell’interesse scientifico e della ricerca in psicologia, medicina e in ambito educativo. Numerosi studi hanno riconosciuto alla Mindfulness la capacità di migliorare le funzioni integrative della corteccia prefrontale (implicate in processi di regolazione corporea, sintonia interpersonale, stabilità emotiva e flessibilità nel rispondere agli eventi) e di rafforzare l’intero equilibrio psico-fisico con ricadute positive sul funzionamento del sistema immunitario.

 

CS e Mindfulness sono accomunati da alcune caratteristiche.

Innanzitutto entrambe portano in primo piano la necessità di riconnetterci con il nostro corpo per favorire un risveglio delle nostre risorse e potenzialità. Il corpo è ciò che abbiamo a disposizione per entrare in contatto con il momento presente, con l’adesso, a differenza della mente che ci porta continuamente nel passato o nel futuro. Il corpo parla di come ci sentiamo, al di là di come vorremmo sentirci, al di là di ciò che cerchiamo di evitare. E’ attraverso il corpo – non solo attraverso la mente e le emozioni – che metabolizziamo le nostre esperienze. In generale, non siamo abituati a dare ascolto al corpo. Questa mancanza di intimità con il proprio corpo alimenta la separazione fra mente e corpo, dunque la separazione fra noi stessi con noi stessi. Nel momento in cui siamo separati da noi stessi, automaticamente lo siamo anche con il mondo. La mancanza di intimità con il nostro corpo rispecchia la mancanza di intimità che abbiamo sviluppato verso la natura, verso la terra e gli ecosistemi con i quali saremmo in interazione reciproca (peccato che non ce ne accorgiamo…) e contribuisce al degrado generale in cui il nostro pianeta si ritrova.

 

Entrambe favoriscono l’auto-regolazione del sistema nervoso: la CS offrendo spazi di quiete e rilassamento in cui rigenerarsi, la Mindfulness attraverso lo sviluppo di un’attenzione intenzionalmente rivolta al momento presente e della capacità di aprirsi all’esperienza riducendo la reattività.

 

Entrambe promuovono lo sviluppo di una consapevolezza non concettuale, immediata e intuitiva.

Questo tipo di consapevolezza è caratteristico della Mindfulness e permette, con parole di Kabat Zinn (2002), “di lasciar emergere una facoltà intuitiva “che va al di là del pensiero sebbene possa essere formulata attraverso il pensiero.” Ed è come “una forma d’arte che si sviluppa nel tempo” (Kabat-Zinn, 2003).

 

“Entrambe sono strumenti potenti e di aiuto per la salute e l’espansione, e in combinazione il loro effetto viene moltiplicato varie volte.” (Mia Watson, 2011)

 

Negli ultimi anni ho integrato alcuni elementi della Meditazione Mindfulness (MM) nel mio insegnamento del CS così come nelle sessioni individuali.

Ho sempre considerato la pratica della meditazione il terreno dal quale far fiorire le abilità dell’operatore CS (vedi anche la Newsletter “Il CS, la meditazione & la Mindfulness”, settembre 2012). E più seriamente ci si addentra in questa disciplina più tale pratica sembra essere inscindibile. Facilitare una sessione di CS è stare seduti in uno spazio di presenza. E questo spazio di presenza non è qualcosa che “impariamo” una volta per tutte, ma è una modalità dell’essere che ha bisogno di essere curata amorevolmente.

Trovo che la MM si adatti particolarmente bene alle esigenze di presenza, neutralità, equanimità, compassione del facilitatore CS. Mindfulness significa la “consapevolezza che emerge dal fare attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (Kabat-Zinn, 1990). Vale forse la pena ricordare che nelle lingue asiatiche, i termini “mente” e “cuore” sono indicati con la stessa parola, per cui il termine tradotto con mindfulness implica anche una qualità affettiva, di amorevolezza e compassione, una sorta di presenza amichevole (Kabat-Zinn, 2003). Esattamente il tipo di consapevolezza che serve al facilitatore CS! La studiosa americana di MM Shauna Shapiro e i suoi colleghi (2006) proporrebbero addirittura un termine più accurato, “heart-mindfulness”: cuore-mindfulness.

Questo tipo di consapevolezza crea un terreno fertile necessario per favorire lo sviluppo di tutte le abilità percettive specifiche che contraddistinguono la disciplina CS, soprattutto in ambito biodinamico.

Nel processo di apprendimento della CS una buona pratica di MM favorisce l’apertura e la pazienza necessari a confrontarsi con l’esplorazione di territori sconosciuti e con la difficoltà che si può incontrare nell’acquisire capacità percettive particolari che spesso sfidano la nostra mente controllante e desiderosa di capire tutto e subito. Una delle difficoltà maggiori, per una buona parte di studenti, è ad esempio quella di riuscire ad acquietare la mente quando si trovano a dover stare in contatto con la dimensione del “non sapere”, che è sia uno spazio naturale nel processo di acquisizione di nuovi strumenti sia una dimensione particolare che si apre frequentemente durante una sessione CS.

 

Inoltre, la MM ci aiuta nel rapporto con il ricevente. Attingendo alla propria pratica diventa molto facile utilizzare una comunicazione verbale appropriata a sostenere lo sviluppo della consapevolezza corporea della persona.

 

Come operatrice, ho sempre notato come una pratica di meditazione o di consapevolezza corporea (es. Yoga e Feldenkrais) permettesse al cliente di beneficiare più profondamente delle sessioni CS. Nell’ultimo anno alcuni dei miei clienti di CS hanno partecipato al programma in 8 settimane per lo sviluppo della consapevolezza Mindfulness. Ho potuto notare come queste due pratiche si combinino completandosi e integrandosi. Ad esempio, quegli aspetti promossi dalla MM che permettono un cambiamento della relazione con la propria sofferenza sono stati di estremo aiuto a permettere un grosso salto nel processo con la CS, in particolare in situazioni di dolore o stress cronico.

 

La MM è anche alla base di molti approcci psicologici e psicoterapeutici, sia come pratica che favorisce al terapeuta l’acquisizione di uno stato di presenza necessario alla relazione terapeutica sia come strumento di consapevolezza da insegnare al proprio cliente e col quale affrontare il percorso di crescita. E infatti anche come psicologa è nella cornice della Mindfulness che svolgo il mio lavoro.

Così come in ambito psicologico si parla di 3 integrazioni della MM con la pratica clinica (Germer, Siegel & Fulton, 2005) direi che lo stesso può essere proposto per la disciplina CS:

–        Mindfulness del facilitatore: facilitatore che pratica la MM per coltivare la presenza nel suo lavoro.

–        CS fatto in una cornice Mindfulness: l’uso di uno schema di riferimento ispirato alla MM per guidare il processo del cliente. La MM non viene insegnata al cliente ma avere una propria pratica come facilitatori è il requisito fondamentale per utilizzare tale schemi di riferimento.

–        CS basato sulla Mindfulness: in questo caso la MM viene insegnata al cliente per integrare la sua pratica nel percorso di CS.

 

In ambito psicologico vari autori, es. Shapiro e Carlson (2009), suggeriscono che la mindfulness sia un fattore comune presente nelle relazioni terapeutiche di successo, al di là dall’orientamento teorico. In ambito CS sappiamo per esperienza diretta che la qualità della nostra presenza è alla base della riuscita dei nostri trattamenti.

 

La MM non è l’unico modo con cui sviluppare un profondo stato di presenza. Esistono molte strade per arrivare nello stesso luogo. Avendo negli anni sperimentato molte strade, al momento attuale sento di aver trovato nella MM uno strumento particolarmente efficace che si adatta alle esigenze di molti e soprattutto che da frutti fin da subito.

La cosa più bella è che non si impara una volta per tutte, ma perseverando nella pratica si incontrano continuamente nuove stagioni di raccolto.

 

 

“Nei giorni scorsi mentre stavo leggendo un pezzo di Michael Shea, dove parlava ripetutamente di body-scan, ho sentito dentro di me che si attivava l’indagine sulla mia esperienza come partecipante al corso di Mindfulness condotto da Chiara, a cui ho partecipato.

Mi sono reso conto che ha espanso le mie capacità di percepire il mio corpo in modo tridimensionale e di sentirmi con un senso di interezza “nuovo”.

Ecco, quello che ho imparato di nuovo è un atteggiamento aperto a quello che arriva o succede. In diversi momenti di pratica nel corso mi sono ritrovato, con immenso stupore, a trovare cose nuove nella mia esperienza interiore, nonostante conduca da anni una pratica di consapevolezza. Che grande regalo mi sono fatto!

Sicuramente c’era il piacere di partecipare al corso perché tenuto da Chiara, il piacere di sostenerla partecipando, ma poi, il pormi come studente con curiosità e apertura, seguendo le indicazioni e lasciando andare quella che è la mia pratica abituale… ha portato il regalo.

Posso dire che la Mindfulness è uno strumento fantastico per noi praticanti di Craniosacrale, nel lavoro nelle sessioni mi aiuta ad incontrare il nuovo in ogni mio cliente.”

Kapil

 

Il programma base per l’apprendimento delle tecniche che favoriscono lo sviluppo della consapevolezza Mindfulness (Mindfulness Based Stress Reduction o Percorso per la riduzione dello stress basato sulla consapevolezza Mindfulness) è stato sviluppato dal Dr. Jon Kabat-Zinn dell’Università del Massachusets (USA). Gode di una sperimentazione di oltre 30 anni e costituisce l’esperienza con maggiori validazioni scientifiche delle applicazioni cliniche, preventive e riabilitative della Mindfulness.

 

PROSSIMI CORSI:

 

LUCCA: c/o Ass. Dharma Yoga, Via Pesciatina 385 S. Vito. Incontri settimanali martedì sera ore 20.30, dal 16/04 al 04/06; giornata intensiva domenica 26/05.

 

FIRENZE: c/o Centro Studi di Psicoterapia e Crescita Umana, Via Marsala 11. Incontri settimanali lunedì sera ore 20,00, dal 15/04 al 3/06; giornata intensiva sabato 25/05.

Per informazioni e iscrizioni:

Chiara Zanchetta

3334862234

chiarazanch@gmail.com

con il patrocinio di

AIM

Associazione Italiana Mindfulness

 

 

 

Bibliografia:

  • Germer C.K., Siegel R.D. & Fulton P.R. (Eds), (2005). Mindfulness and psychotherapy. New York, Guilford Press.
  • Kabat-Zinn J. (2003). Mindfulness-Based Interventions in Context: Past, Present, and Future. Clinical Psychology: Science and pratice,10, 144-156.
  • Kabat Zinn J. (2002a). Presentazione in Mindfulness-based Cognitive Therapy for Depression. A new approach to Preventig Relapse, Segal Z., Williams M., Teasdale J. 2002, New York, The Guilford Press [traduz. Ital. Mindfulness – al di là del pensiero, attraverso il pensiero. (2006) (pp 55-57) ed. italiana a cura di Fabio Giommi, Torino, Bollati Boringhieri]
  • Kabat-Zinn J. (1990). Full Catastrophe Living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain and illness. New York, Delacorte Press [trad. it. Vivere momento per momento: come usare la saggezza del corpo e della mente per sconfiggere lo stress, il dolore, l’ansia e la malattia. 2005, Milano, Corbaccio. Già pubblicato nel 1993 da red/studio redazionale con il titolo Guida alla meditazione come terapia].
  • Shapiro S.L., Carlson L.E., Astin J.A. & Freedman B., (2006). Mechanisms of Mindfulness (Review article). Journal of Clinical Psychology, Vol 62(3), 373- 386.
  • Shapiro S.L. & Carlson L.E., (2009). The Art and Science of Mindfulness – Integrating Mindfulness into Psychology and the Helping Professionons. Washington, American Psychological Association. [trad. it. L’arte e scienza della mindfulness, 2012, Piccin]
  • Watson Mia, “Craniosacral Therapy & Mindfulness Meditation”, 3 marzo 2011, www.craniohealing.com

 

 

 


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