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Cosa è il Cranio Sacrale

Il metodo craniosacrale è un’arte raffinata di intervento sul corpo che opera al confine tra quest’ultimo e il suo aspetto energetico, ed è quindi efficace non solo per i problemi fisici ma anche per quelli emotivi e del comportamento. Non si limita al cranio e alla colonna vertebrale, ma coinvolge, attraverso le fasce, tutto il corpo. Si tratta di un “ascolto” con le mani della disfunzioni, tensioni e contrazioni presenti nel corpo, e un profondo, silenzioso invito al riequilibrio, al rilascio, a fidarsi e ad affidarsi al corpo, alla vita, quale preziosa opportunità di crescita interiore.

Sebbene le tecniche di diagnosi e correzione del sistema craniosacrale siano estremamente sempici, hanno una solida base scientifica ed affondano le loro radici in una conoscenza approfondita dell’anatomia e fisiologia umana. E’ infatti indispensabile che le nostre mani che “sentono”, possano realmente “vedere” la struttura in disfunzione, “pensare” e quindi consapevolmente agire per facilitare il ritorno alla normale posizione ed allo stato di naturale rilassamento.

IL SISTEMA CRANIO-SACRALE

Il sistema cranio-sacrale è un sistema fisiologico scoperto recentemente, che esiste negli esseri umani e in tutti (o quasi tutti) gli animali dotati di cervello e midollo spinale, la cui formazione inizia nell’utero materno e il suo funzionamento cessa con la morte. Si tratta di un sistema idraulico semichiuso, contenuto in una membrana resistente ed impermeabile, la DURA MADRE, che avvolge il cervello ed il midollo spinale. Questo sistema è addetto alla produzione, circolazione e riassorbimento del liquido cerebrospinale (L.C.S.). Questo liquido viene prodotto all’interno del sistema cranio-sacrale e forma l’ambiente fisiologico in cui il cervello e l’intero sistema nervoso si sviluppa, vive e funziona. La produzione ed il riassorbimento del L.C.S. causano un ritmico aumento e diminuzione di pressione del liquido all’interno del sistema C.S. Questa pressione si trasmette ai confini del sistema modellandolo. I confini sono rappresentati dalle meningi, il cui strato più esterno è appunto la dura madre. Essendo le meningi inserite in svariati punti della scatola cranica, la pressione esercitata si trasferisce fino alle ossa craniche, inducendo un sottile movimento ritmico che possiamo percepire attraverso le nostre mani.
Se per qualche motivo il S.C.S. non si trova in equilibrio, i primi organi a soffrirne sono l’encefalo e il midollo spinale, e di conseguenza lo squilibrio si trasmetterà a tutto il corpo, sotto forma di disfunzioni e malattie.

Si definisce “cranio-sacrale” perchè include tutte le ossa del cranio (capo, faccia e bocca) e si estende lungo la colonna vertebrale fino al sacro. Attraverso il sistema fasciale, un insieme sottile e continuo di tessuto connettivo, dotato di un certo grado di scorrimento, il ritmo C.S. si espande poi a tutto il corpo. L’intero corpo effettua quindi un movimento ritmico in risposta all’attività del S.C.S.

LA SCOPERTA DEL SISTEMA CRANIO-SACRALE

La scoperta del sistema C.S. risale agli inizi del 1900 grazie al lavoro del Dottor William Sutherland, osteopata. Sutherland fu affascinato dalla struttura delle ossa del cranio, convinto che la struttura permettesse un movimento che non si esauriva con le necessità della nascita e lo sviluppo nell’infazia. Iniziò quindi una serie di esperimenti su di sè, usando un elmetto di sua invenzione, con cui poteva variare e controllare la pressione sulle varie parti del cranio. La moglie collaborò prendendo nota di tutti i cambiamenti che intevenivano man mano, da quelli dell’umore a quelli di coordinazione. Questo lo portò alla conclusione che esistesse un movimento cranico anche nell’adulto. Sviluppò poi tecniche manuali per l’individuazione di anomalie nel movimento del cranio e per la loro correzione. Purtroppo mancavano al tempo strumenti scientifici in grado di comprovare la veridicità del suo lavoro e dei prodigiosi risultati che riusciva ad ottenere.

Nel 1970 il Dottor John Upledger si trovò ad assistere un intervento di rimozione di una calcificazione sulla superficie della membrana durale spinale. Il suo lavoro consisteva nel tener ferma la membrana affinchè il chirurgo potesse rimuovere la placca. Nonostante tutti i tentativi, il Dottor Upledger non riuscì a tenerla ferma, e poté osservare che questa membrana sembrava avere un ritmo proprio, indipendente da quello del cuore della respirazione. In seguito non riuscì a trovare spiegazione a quanto aveva visto, finchè si imbatté nel lavoro del Dottor Sutherland. Nel 1975 iniziò a collaborare con un team di ricerca all’università del Michigan, con il quale dimostrò le basi del movimento osseo del cranio, grazie allo studio su crani freschi anzichè quelli chimicamente preservati o a secco normalmente usati per lo studio del cranio, e grazie a strumenti scientifici sofisticati. Si potè quindi dimostrare che le suture della testa non sono strutture ossificate immobili, bensì vive, con vasi sanguigni, fibre nervose, recettori di stiramento e fibre collagene.
Il team fu inoltre in grado di misurare ampiezza e frequenza del movimento.

La documentazione di queste ricerche fu pubblicata nel 1982, in cooperazione con il Dottor Jon Vredevoodg, nel libro “Terapia Cranio-sacrale”.

Il ruolo centrale giocato dalla Dura madre all’interno della terapia C.S., differenzia questa tecnica da altre tecniche di correzione cranica.

IMPARARE CON LA PARTE DESTRA DEL CERVELLO

Come messo in evidenza dalla ricerca, i due emisferi cerebrali hanno ognuno le loro specializzazioni. Nei destrimani, la parte sinistra generalmente corrisponde alla mente logica, razionale, verbale e critica. Questa parte ci dice verbalmente cosa dobbiamo fare. Al contrario, la parte destra generalmente corrisponde alla mente intuitiva, che va oltre l’analisi razionale, è fonte di ispirazione, ed è non verbale. Questa parte ci mostra cosa fare presentadoci simboli, immagini e metafore e funziona attraverso schemi di pensiero creativo, configurazioni spaziali e visualizzazioni. Questo ha profonde implicazioni per quanto riguarda l’apprendimento. Usare entrambe le parti ci porta a integrare l’intuizione con la logica.
Carl Jung definì l’intuizione “la funzione che esplora lo sconosciuto, e che percepisce possibilità ed implicazioni che potrebbero non essere esplicite”.

Il nostro successo evolutivo è basato sulla nostra capacità di imparare. Studiando i ratti in laboratorio, gli scenziati hanno appurato che più i ratti venivano esposti ad ambienti ricchi di stimoli, più aumentava il numero dei neuroni e delle loro connessioni sinaptiche nella corteccia cerebrale, che è la zona del cervello responsabile dell’intelligenza e della creatività.

Durante l’apprendimento, un vasto numero di neuroni si connette con altri neuroni vicini, formando una rete. Ciò che permette la memorizzazione di ciò che si stà apprendendo è la focalizzazione. Se non si porta completa attenzione a ciò che si sta facendo nel momento presente, il cervello attiva altre reti neurali che lo possono distrarre dal memorizzare. La stimolazione fa crescere nuovi circuiti nervosi, ma se non si presta attenzione alla stimolazione, allora le connessioni nervose non si sviluppano appieno. Se invece siamo focalizzati, impariamo ASSOCIANDO un concetto nuovo con altri concetti già memorizzati, quindi associando una rete neurale con un’altra rete neurale. Un altro e più profondo modo in cui creiaamo connessioni sinaptiche è attraverso l’ESPERIENZA. Quando connettiamo dati intellettuali con l’esperienza, le connessioni sinaptiche vengono rafforzate dall’interazione con i sensi, coinvolgendo le emozioni.

Sia che ripetiamo l’associazione, sia che ripetiamo l’esperienza, fortifichiamo le connessioni sinaptiche coinvolte. Ripetendo, ciò che all’inizio sembrava insolito diventa ordinario, facile e naturale, ciò che prima veniva ripetuto con richiesta di sforzo, diventa automatico.
La sostanza chimica che favorisce le connessioni sinaptiche si chiama fattore di crescita neurale, ed è rilasciato solo quando un numero sufficiente di cellule nervose vengono stimolate assieme creando reti neurali. Una volta che la rete neurale è connessa al cervello, quelle cellule nervose si connettono ad altre cellule nervose che escono dal cervello e viaggiano attraverso il midollo spinale per comunicare con ogni cellula del nostro corpo.

All’inizio dell’apprendimento della tecnica C.S. sono richieste molte abilità che restano al di fuori della consapevolezza ordinaria. Palpare il ritmo C.S. richiede un tocco molto leggero ed una mente aperta. Nelle persone focalizzate analiticamente questo può portare ad una serie di insicurezze, mettendo in dubbio la propria capacità di percepire, la paura di “immaginare” il movimento e che questo non ci sia veramente. In realtà possiamo usare l’immaginazione come un alleato, che ci permette di entrare in un territorio sconosciuto, e man mano verificare con l’esperienza quello che stà accadendo.
Einstein diceva che l’immaginazione è più importante della conoscenza. Egli immaginò se stesso come un raggio di luce, e con questo dette l’avvio alla ricerca sulla relatività.

Nell’approccio alla tecnica C.S. proviamo a permetterci che l’immaginazione, l’apertura e l’osservazione acritica diventino il metodo naturale di approccio, e lasciamo che l’analisi sia il passo successivo. Questo approccio potrebbe svelarci scoperte inaspettate.
Quando le domande analitiche affollano la nostra mente, ricordiamoci che solide base scientifiche supportano questo lavoro. Coltiviamo fiducia in noi stessi, nelle nostre percezioni, e diamoci il permesso di fare esperienza di qualsiasi cosa stia accadendo nel momento presente.
Permettendoci di rimanere presente all’esperienza del momento, modelliamo la nostra struttura rendendola più elastica; restando aperti permettiamo a nuove conoscenze di rivelarsi; focalizzandoci sul momento presente aiutiamo il nostro sistema nervoso a creare nuove connessioni sinaptiche; ricominciando da capo con pazienza tutte le volte che ci scoraggiamo o che non sentiamo niente, aumentiamo la nostra possibilità di imparare: quello che oggi ci sembra impossibile, col tempo diventerà facile e naturale. Ricordiamoci sempre che altri prima di noi hanno intrapreso questa strada e ci sono riusciti. Restare aperti e fiduciosi ha effetti biologici.

Nello sviluppare fiducia verso le proprie intuizioni, poniamo attenzione ai nostri bisogni emozionali, spesso mascherati da intuizioni. A volte lavorando sul corpo di una persona potremmo sentire l’urgenza di andare a lavorare da un’altra parte. Ricordiamoci di verificare se effettivamente il messaggio arriva dal corpo della persona, oppure se, per esempio, è una nostra paura ad andare più profondi nel lavoro. Come principianti, diamoci il permesso di verificare con il nostro partner ciò che sentiamo e ciò che l’altro sente. Onestà reciproca nei feedback è fondamentale durante tutto il processo di apprendimento. In questo modo diamo a noi stessi e agli altri la possibilità di imparare.

Attenzione a noi stessi è una delle chiavi fondamentali che ci porta ad essere sempre più un canale aperto e pulito nel lavoro con gli altri.
Durante il training offriamo la pratica della meditazione come strumento per accedere a spazi in cui riconosciamo i nostri bisogni e i nostri limiti, dandogli riconoscimento e accettazione priva di giudizio, spazi in cui conoscere più profondamente noi stessi per per poter conoscere più profondamente anche l’altro. Offriamo la meditazione come strumento per scoprire il contatto con il momento presente e per entrare in uno spazio in cui, piano piano, riuscire a restare presenti a tutto ciò che accade senza restarne travolti, a trasformare un ostacolo in un trampolino di lancio.

USARE FORZE LEGGERE

Nelle tecniche C.S., usare forze leggere produce i risultati migliori.
L’obiettivo del terapista C.S. è di essere meno intrusivo possibile, sia nella valutazione che nel trattamento C.S. Dobbiamo costantemente essere consapevoli della forza che stiamo usando e chiderci “Posso essere più delicato, posso usare ancora meno forza?”. Questo ci aiuta ad usare la quantità di forza necessaria ad usare la tecnica.

Vi sono tre analogie che possono essere utili per capire cosa intendiamo per “forza leggera”:

  • Immaginiamo una falda di cellophane sottile, come quello per avvolgere il cibo, che galleggia sulla superficie di un contenitore pieno d’acqua. La forza che usiamo nel C.S. è la forza necessaria a muovere la falda di cellophane sulla superficie dell’acqua dal di sotto senza deformarla.
  • Soppesa sulla punta di un dito una moneta da 0,50 (5 grammi), di nuovo questa è la forza da usare in C.S.
  • Appoggiate le vostra dita sui globi oculari: la forza che vi permettere di sentire la pressione come comoda, è la forza che puoi usare in C.S.

Puoi fare esperienza delle ultime due con facilità. Ogni qual volta ti trovi in difficoltà durante una sessione, puoi ricordare una di queste immagini, oppure la sensazione dell’esperienza, o la voce dell’insegnante che ti ricorda di essere più leggera.